
Le ultime lettere di Jacopo Ortis.
Un'antica dimora nascosta nelle campagne toscane. I suoi interni sono stati quasi tutti pesantemente rimaneggiati, tranne l'ingresso e un meraviglioso studio che nasconde moltissimi segreti.
VILLE E PALAZZI
7/8/20262 min leggere
«Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.»
Primavera inoltrata, una di quelle classiche giornate in cui inizi ad accorgerti che l'estate non è più cosi lontana. Esplorare in giornate come queste, richiede di versare molto sudore lungo i viottoli delle campagne toscane. Giunti a destinazione, ci troviamo davanti ad una grande dimora.
Ahimé, fuori ci sono segni di ristrutturazione, ovvero materiali edili sparsi un pò ovunque. Piante rampicanti stanno avvolgendo alcuni pallet di tegole e piastrelle, il cantiere sembra essere fermo da lungo tempo. Entrando si nota che gli interni sono stati rimaneggiati, o almeno, c'è stato un tentativo. Nella maggior parte della stanze il mobilio è accatastato sotto a dei teli, praticamente impossibile fare delle foto. Le uniche due stanze fotografabili sono queste due che vi mostrerò, ma che rendono questo luogo molto affascinante.






Mi trovo nell'ingresso della dimora, in una stanza finemente decorata a motivi floreali e geometrici. Un ampio portale in legno con due bellissime lampade sospese, incornicia la stanza successiva. Il tutto è ben conservato e sembra appartenere all'abitazione originaria. Prima di varcare la porta sotto al trofeo di caccia, mi perdo ad osservare i dettagli. Un vecchio volume è appoggiato ad una sedia ed un orologio a pendolo è fermo da chissà quanti anni. Il pianoforte è decorato e anch'esso discretamente conservato.
E' il momento di aprire la porta. Uno studio antico si palesa davanti ai miei occhi.




Le mie stanze preferite nelle ville abbandonate, sono senz'altro gli uffici, e questo, è veramente carico di dettagli stupendi. Non saprei da dove cominciare per descriverlo. Forse conviene iniziare dalle cose che risaltano maggiormente. Un ritratto di una donna campeggia sopra ad una vetrina. Due sciabole sono affiancate al quadro, pare che siano intente a difenderla. Poco più a destra un fucile da caccia ed un quadro con un soldato. In un ritratto, un pò sbiadito dal tempo, è raffigurato Ugo Foscolo. Proprio grazie a questo dettaglio, assieme alla moltitudine di lettere e documenti, ho scelto il nome del reportage, ovvero uno dei capolavori dello scrittore, "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". Questa stanza ricorda la fuga del patriota Jacopo, che deluso e perseguitato a seguito del Trattato di Campoformio, trova rifugio nelle campagne dei Colli Euganei. Qua conosce e si innamora della giovane Teresa, già promessa sposa. L'album fotografico che trovo sulla scrivania, è ricolmo di foto di una bella donna, non sarà stata di certo l'innamorata di Jacopo, ma nessuno mi vieta di vagare con la mente. Continuando ad osservare i dettagli, c'è una bellissima macchina da scrivere "Remington 1212". Veramente un gioiello. Poco più un là, la canna di un fucile che sembra essere militare, ma che purtroppo non sono riuscito ad identificare.
Perdo molto tempo ad osservare tutti questi dettagli e sono dispiaciuto di dover andar via, lasciare una stanza così densa di memorie non è facile per un appassionato di esplorazione urbana. L'insieme di tutto ciò è una testimonianza storica rara ai giorni nostri. Un'atmosfera segreta e lontana dalle riproduzioni fredde che si possono ritrovare nei musei.


