
L'Ultima Preghiera di Famiglia
Un'incredibile cappella di famiglia, decadente ed eclettica. Un trionfo di colori e rilievi, una meraviglia per gli occhi.
CHIESE, CONVENTI E MONASTERI
1/22/20262 min leggere
Mi trovo in un luogo nascosto agli occhi di molti. Un luogo che custodisce un tesoro, uno di quei rari posti in cui entri e rimani stupefatto dalla bellezza che emana. In questo reportage non verrà svelato alcun indizio sull'ubicazione segreta di questa cappella. Non spetta a me dirvi se è un oratorio o una cappella di famiglia, sperduta in chissà quale cimitero. E' giusto che chi chiunque si imbatta in questo luogo, ne rimanga stupito, come è successo a me.
La porta pare socchiusa, mi avvicino sperando che non sia solo un'illusione. Il legno del grande portone è inclinato, logoro, basta tirare un pò la porta a sé ed ecco che si parte subito col botto.


A primo impatto, è impossibile non rimanere stordito dalle vetrate policrome. Donano una luce delicata che colora le pareti e creano un ambiente intimo, quasi contemplativo. L'unica navata spinge lo sguardo verso l'altare in marmo, piuttosto sobrio in confronto al resto. Il quadro è coperto da un telo e non verrà mostrato per una questione di sicurezza del luogo. Dei meravigliosi drappi rossi creano un effetto di teatralità e profondità. Dal soffitto pende un grande lampadario in cristallo. Le volte sono caratterizzate da pregevoli stucchi a motivi floreali, rigorosamente dorati, segno di molta opulenza. I fasti antichi che regnavano in questa chiesa stanno lasciando il posto alla polvere e alla nostalgia. Ai lati si trovano delle lapidi, busti in marmo e lastre di marmo commemorative. La fede che aveva questa famiglia doveva essere molto profonda, infatti questo luogo eclettico è stato costruito con massima attenzione ai dettagli. Ogni momento ed ogni rito passato all'interno di questa antica cappella, doveva essere un'importante momento di devozione e ricordo dei propri cari. Chissà se qualcuno tutt'oggi si reca in questa cappella a recitare una preghiera e di chi sono state le ultime ginocchia poggiate sull'inginocchiatoio della panca.





Scostando leggermente la tenda rossa dietro l'altare si arriva in una piccola sagrestia. Un busto in marmo mi accoglie poggiato su di una colonna. Lo stesso volto raffigurato sulla parete della cappella, sicuramente uno degli esponenti più importanti della famiglia, deceduto a fine 800. Insieme ad alcune statue ornamentali, c'è anche un piccolo busto, posto sotto ad una campana di vetro, raffigurante un bambino, probabilmente anche lui sepolto in questa struttura sacra. Al centro della stanza c'è un mobile, al cui interno ci sono vecchi oggetti impolverati per celebrare funzioni religiose.
In questo luogo viene naturale camminare silenziosamente, nel rispetto di tutti coloro che hanno intrecciato le loro mani in segno di preghiera. Per tutti i sussurri rivolti a qualcosa di più grande di loro, serve rispetto, anche da parte di un ateo come me. Mentre il mondo fuori si è secolarizzato nel corso degli anni, qua dentro la sacralità si è sedimenta assieme alla polvere. Questi luoghi ormai non servono più al mondo odierno, ma continuano a servire all'anima di chi vi entra.




