Un gradino sotto Dio.

Così venne definito dai magistrati il banchiere proprietario di questa chiesa. Fu uno degli uomini simbolo dello scandalo di Tangentopoli.

CHIESE, CONVENTI E MONASTERI

3/4/20261 min leggere

Una piccola chiesa privata, appartenente alla villa limitrofa, si trova circondata da alcune palazzine. E' in totale stato di abbandono e si nota già da lontano. Il problema è arrivare alla sua porta, legata solo con del fil di ferro. Per raggiungerla, occorre scavalcare in più punti, passando da un cantiere. Mi avvicino all'ingresso, sperando che nessuno mi abbia notato. Basta srotolare velocemente il filo e fiondarsi dentro.

Mi trovo all'interno di una chiesa a singola navata, con evidenti segni di degrado. Una parte del tetto è crollata sopra ad alcune panche, schiacciandole. I piccioni nidificano sui cornicioni e riversano per terra numeroso guano. L'altare è piuttosto semplice, in marmo bianco, adornato con alcune statue che iniziano a sentire il peso di anni di abbandono. Sulle pareti ammuffite rimangono dei quadretti. Da una finestra entra una pianta rampicante, creando un angolo veramente suggestivo. Tutto sommato l'oratorio è abbastanza intatto, nonostante il lento decadere nessuno pare sia riuscito a vandalizzarlo o a saccheggiarlo, forse la sua difficile ubicazione lo ha protetto.

La famiglia a cui apparteneva questo luogo è una delle più facoltose del paese, ma il suo membro più famoso è senza dubbio l'ultimo proprietario. Il banchiere che venne definito dai magistrati "un gradino sotto Dio". Durante l'inchiesta "Mani Pulite", il suo nome comparì in numerosi fascicoli, per poi essere condannato a 6 anni di reclusione per appropriazione indebita. Fu uno dei custodi di molti segreti e misteri che, da sempre, hanno avvolto il nostro paese.